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giovedì 31 ottobre 2013

La ballata di Halloween

Zucche e fantasmi,
pipistrelli neri,
streghe volanti,
gatti miagolanti.

Nella notte nera,
vento di bufera,
ma che paura
l'ombra scura scura.

Zucche e fantasmi,
pipistrelli neri,
streghe volanti,
gatti miagolanti.



di sinforosa castoro

mercoledì 30 ottobre 2013

... E rosse e gialle...

«Bambini, sapete dove andiamo oggi?».
... Andiamo in giardino a giocare con le foglie cadute dagli alberi.
In aula. Parliamo e.. parliamo, parliamo di quello che abbiamo visto, annusato, udito, toccato.
Ai tavoli. Tempera marrone, rossa, gialla, verde. 
Pennelli di varie grandezze. 
Pastelli a cera per realizzare l'albero eh... viaaa alla creatività.





Che ne dite?
sinforosa castoro

martedì 29 ottobre 2013

Un tempo struggente

Cosa volete che vi dica, adoro questo periodo dell'anno, adoro l'ora solare, il buio alle quattro e mezzo del pomeriggio, i viali ricoperti di foglie secche, le penombre, le nebbie. Amo passeggiare e fantasticare in luoghi solitari. Amo persino i cimiteri avvolti dalle brume che fanno intravvedere le deboli e tremolanti luci delle lapidi. È un tempo straordinario, dalle prime luci dell'alba fino alle ultime luci del giorno quando poi il giorno scivola nella sera, nella notte.
È un tempo così struggente, carico di ricordi, di lontane musicalità, dolci e armoniose.
È il tempo dell'intimità della casa.
Sono spettacolari le strade, le vie illuminate, le vetrine, i giardini, le case... la natura. Ovunque è un tripudio di contrasti di colore, di luce, di buio, di ombre.
Oddio! Che emozioni, che meraviglia!





 sinforosa castoro

domenica 27 ottobre 2013

La domenica pomeriggio di Peggy


«Piove piove, la gatta non si muove, s'accende la candela si dice buonasera, si dice buionanotte... ».

Sono andata con Sinforosa a fare un bel giretto, ma che pioggia! E che freddino!

Mi piace tanto guardare fuori dal finestrino tutte le goccioline che si rincorrono sul vetro.
Le gocce fanno tante stradine e poi diventano lunghe lunghe lunghe: che belle e quanti disegni che fanno! 











Sinforosa aveva un po' freddo e così mi ha detto: «Peggy, adesso andiamo in un bar a prendere un bel caffè e per te... » voleva dire per me, «... prenderemo una bella fetta di torta di mele».

«Sììì» le ho risposto, «andiamo, Sinforosa». Ed eccoci qui in questo minuscolo bar che profuma di caffè e torta di mele. Ne volete un po' anche voi?

sinforosa castoro

sabato 26 ottobre 2013

La fantasia è liquida

Cosa ci spinge a scrivere, a comunicare con persone che neanche conosciamo?
Cos'è quell'impulso che ci sprona a condividere con dei perfetti sconosciuti idee, esperienze, perplessità, conquiste, sofferenze, speranze e quant'altro?
Cos'è quella voglia che, per uno spazio di tempo, ci isola da tutto e tutti e ci impone di  "dire-dare" qualcosa ad altri?
È la stessa cosa-impulso-voglia dello scrittore, del musicista, del poeta, dell'artista in genere.
La fantasia è liquida, schizzando fuori prende contorni, forme diverse, diversificate per poi...
O no?








sinforosa castoro

martedì 22 ottobre 2013

L'alberello dell'autunno

In Autunno l'alberello
si traveste d'Arlecchino:
foglie gialle, rosse, verdi
e violette e marroncino.

Poi arriva un po' di vento
che le spazza per la via;
questa sì che è una cuccagna,
una gioia, una magia!

Tutto il viale è un gran tappeto:
mille foglie colorate,
cric e crac sotto ai piedini,
che bel gioco per noi bambini.





di sinforosa castoro

lunedì 21 ottobre 2013

La scuola dorme

«Maestra, quando viene la mamma?».
«Lo sai che la mamma poi arriva, tutte le mamme arrivano. Anche Sinforosa poi va a casa perché la scuola chiude».
«Perché chiude?».
«Perché la scuola è un po' stanca e deve riposarsi; anche tu, quando vai a casa, ti riposi, no?».
«No, io quando vado a casa guardo i cartoni».
«È vero, guardi i cartoni, poi fai il bagnetto e poi mangi con la mamma e il papà... ».
«... E mio fratello».
«Certo, con tuo fratello e poi cosa fai?».
«Poi guardo ancora un po' la tele e poi vado a letto».
«Vedi che anche tu ti riposi? Proprio come la scuola. Quando tutti i bimbi se ne sono andati, la scuola chiude gli occhietti e si riposa per essere ben riposata il mattino dopo».
«Ne che io sono il primo, maestra? E poi sono l'ultimo che va a casa?».
«Sì, Giacomo, tu sei il primo e la scuola è contenta e quando ti vede entrare dice: "Ecco Giacomo che è arrivato!" e sei l'ultimo, perché la tua mamma lavora lontano e fa tardi. Quando tu te ne vai la scuola... ».
«Cosa dice la scuola?».
«La scuola dice: "Adesso che Giacomo se n'è andato a casa, io mi riposo un po"».
«E chiude gli occhi?».
«Sì, Giacomo, la scuola chiude gli occhi e dorme».
Mi guarda, complice, sorride e torna a giocare.
Domani saremo d'accapo: tutti i giorni la stessa storia, da quando è cominciata la scuola ma, sono sicura, arriverà il giorno in cui non me lo chiederà più.




sinforosa castoro

sabato 19 ottobre 2013

Il finesettimana

Com'è, secondo voi, il modo migliore per passare un buon fine settimana? Avete voglia di raccontarlo? Sì, sono un po' curiosa e poi sarebbe bello leggere in quanti modi si può passare un buon sabato e una buona domenica.
A proposito... buon sabato e buona domenica, a tutti.


sinforosa castoro

giovedì 17 ottobre 2013

La principessa Peggy

Ehei, amici, mi vedete? 
Sono qui nel mio Castello di Legno e io sono la principessa Peggy.


Uh... Quanti piani ha 'sto Castello!
Devo fare un po' di fatica per andare a vedere chi sta arrivando al galoppo.
Non sentite?
Cloppete... cloppete... cloppete... cloppete....
Oh! Aiuto. Sono finita a gambe all'aria.
Mh... Piano piano, adesso risalgo eh...
Eccomi qui nella Sala del Trono.
Che ne dite, è bella, vero?
Poi arrivano i servitori e le damigelle.



Ecco chi sta arrivando col suo cavallo nero: il Principe! Di che colore è? 
Da qui non riesco proprio a vedere. Beh, qualunque sia il suo colore che importanza ha, è sempre un principe, no?

sinforosa castoro

domenica 13 ottobre 2013

Io credo in Dio Padre

IO CREDO IN DIO PADRE.
1 I Simboli della fede.
33 Che cosa sono i Simboli della fede?
Sono formule articolate, chiamate anche «Professioni di fede» o «Credo», con cui la Chiesa, fin dalle sue origini, ha espresso sinteticamente e trasmesso la propria fede con un linguaggio normativo, comune a tutti i fedeli.

34 Quali sono i più antichi Simboli della fede?
Sono i Simboli battesimali. Poiché il Battesimo viene dato «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt.28,19), le verità di fede ivi professate, sono articolate in riferimento alle tre Persone della Santissima Trinità.

35 Quali sono i più importanti Simboli della fede?
Essi sono il Simbolo degli Apostoli, che è l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma, e il Simbolo niceno-costantinopolitano, frutto dei primi due Concili Ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (381) ancora oggi comune a tutte le grandi Chiede d'Oriente e d'Occidente.

Simbolo Apostolico
Io credo in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, 
nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine, 
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, 
siede alla destra di Dio Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica, 
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.    

Simbolo Niceo-Costantinopolitano                                                                                             

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture,
è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e da la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa
una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita che verrà.
Amen
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica. 
Compendio

sinforosa castoro

sabato 12 ottobre 2013

Le tre regole d'oro

Autunno, tempo di boschi e... fantasia. Ripropongo una storiella che ai miei bimbi piace tanto. Buona lettura.
Nel bosco di Coriandolo ci sono gli alberi...
Negli alberi del bosco di Coriandolo ci sono dei buchi...
Nei buchi degli alberi del bosco di Coriandolo vivono gli gnomi... e questa storia parla proprio di loro.

C'era una volta…

C’era una volta uno gnomo di nome Novello che se n’andava sempre in giro con un bel cappellino rosso.
  «Perché?».
Ma perché senza quel cappellino rosso gli uccellini del bosco di Coriandolo l’avrebbero scambiato per un minuscolo topolino eh… l’avrebbero acchiappato in un battibaleno e mangiato in un solo boccone; ecco perché! 
Mah, andiamo avanti alla storia.
Allora, dicevo, Novello portava sempre un berrettino rosso lì sulla punta della testa, come del resto facevano tutti i suoi amici gnomi, poi indossava un bel giubbettino verde, pantaloni con bretelle, anch'essi di colore verde, un paio di calzini a righine e un paio di scarpette a punta, color della terra.
 «Che colore ha la terra?». Ma marrone, no! 
Marrone come le castagne, il cioccolato, le nocciole del bosco, le foglie secche in autunno, la corteccia degli alberi, il cacao che mette la mamma nel latte la mattina, marrone come la coca cola, la nutella... Insomma, avete capito di che colore sto parlando, no?
Mah... andiamo avanti.
Novello aveva una moglie di nome Novella e sette bambini di nome Novellini; un po’ maschi e un po’ femmine: Novellino Uno. Novellina Due, Tre e così via, fino al Sette.
Novello, Novella e Novellini vivevano felici nel bosco di Coriandolo in compagnia dei loro amici gnomi e di tutti gli animaletti del bosco, finché un giorno...
Be’, finché un giorno non arrivarono i bambini e le bambine della Scuola dell'Infanzia a sconquassare la pace di quel bosco; non vi dico che confusione!
Vi giunsero una mattina d’autunno, con un pulmino giallo come il sole, insieme alla loro maestra che desiderava mostrare loro tutte le meraviglie del bosco di Coriandolo, ma, soprattutto, sperava che quei bambini riuscissero a vedere gli gnomi che abitavano quel luogo, purtroppo, però, appena giunti in quel bosco... oddio! Quante chiacchiere! Quanti schiamazzi! E che spavento per gli abitanti del bosco di Coriandolo.
 Fu così che, in quattro e quattr'otto, Novello prese una decisione:
   «Parlerò io alla loro maestra», disse con fare serio a tutti gli abitanti del bosco. «Sono o no lo gnomo più anziano di Coriandolo? E dunque, spetta a me il compito di assicurare al bosco la tranquillità che si merita» concluse, con fare sussiegoso, quel minuscolo gnomo.
E così fece: «Ehi…Ehi!…». Cominciò a chiamare. «Ehi, maestra, dico a te».
La maestra sentì una vocina che la stava chiamando. Si guardò in giro. Guardò di qua e di là. Guardò a destra e a sinistra ma non riuscì a capire da dove proveniva quella vocina.
   «Chi mi ha chiamato?». Domandò ai suoi bambini che le saltellavano intorno al colmo della felicità.
Ma nessun bambino o bambina la stava chiamando!
E così, pensando di aver solo immaginato quella voce, la maestra esclamò: «Forza, su, bambini, tutti a raccogliere le foglie alla grande quercia».

giovedì 10 ottobre 2013

Ciac Ciac Ciac

Ciac ciac ciac fa la pioggerella.
Ciac ciac ciac è carina e bella,
chi ha l'ombrello l'apre già,
ciac ciac ciac che felicità.

Glin glin glin fa il campanellino.
Glin glin glin è così carino,
se lo senti lì per lì,
glin glin glin fa il campanellin.

Smak smak smak sono tre bacetti.
Smak smak smak altri tre bacetti,
tre alla mamma e tre al papà,
la, la, la che felicità.

La canzone si canta e si mima battendo le mani, mimando l'ombrello aperto, facendo squillare il campanellino, imprimendo un bacetto sulle tre dita della mano sinistra e poi su quelle della mano destra e ribattendo le mani, ma, è ovvio, ogni maestra può decidere di essere ancor più creativa.











 sinforosa castoro

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