La Rete

LA RETE DIGITALE PUÒ ESSERE UN LUOGO RICCO DI UMANITÀ, NON UNA RETE DI FILI MA DI PERSONE UMANE.
Papa Francesco

BENVENUTO

BENVENUTO E GRAZIE PER IL TEMPO CHE DEDICHI A QUESTO BLOG. MI FA DAVVERO PIACERE CHE TU SIA QUI CON TUTTE LE SCELTE POSSIBILI CHE INTERNET OFFRE OGGI. SENTITI LIBERO DI CONDIVIDERE E COMMENTARE. I TUOI COMMENTI ARRICCHIRANNO IL BLOG E CHIUNQUE PASSERÀ DI QUA. SE LO DESIDERI PUOI ANCHE SCRIVERMI UTILIZZANDO
Il Modulo di Contatto Blog O SCRIVENDO A
sinforosacastoro@gmail.com

AGORÁ

AGORÁ. È L'ANIMO CHE DEVI CAMBIARE NON IL CIELO SOTTO CUI VIVI. L.A.Seneca.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE

giovedì 28 febbraio 2013

Io sposo Stella

Alla Scuola dell'Infanzia ogni tanto saltano fuori simpatie che sfociano in "grandi amori".
Oggi, un bambino di cinque anni ha comunicato, a tutta la classe, che sposerà  un'amichetta di quattro anni.
«Maestra, sai che sposo Stella?».
«Ah, sì? Stella sposi Filippo?».
Lei annuisce con la testa, mentre continua a disegnare.
«Io sposo Livi», dice convinto Fabrizio.
 «No, io non ti sposo» fa di rimando Livi.
«Uffa!».
«Non fa niente, sposerai un'altra amica».
«Sì, va bene».
«E tu chi sposi?», domanda Nicola a Mattia.
«Io sono ancora in pensione».
«Ma va, pensione! Pensione è quando uno non lavora più».
«Come mio nonno».
«Come mia nonna».
« Bambini, Mattia si è sbagliato; volevi dire che ci stai ancora pensando?».
«Sì»...



Filippo e Stella


sinforosa castoro

mercoledì 27 febbraio 2013

Dio non ti salva dal dolore...


"Dio non ti salva dal dolore, ma nel dolore.
Dio non ti salva dalla croce, ma sulla croce...".
Dietrich Bonhoeffer



sinforosa castoro

martedì 26 febbraio 2013

La lontananza

M'è venuto in mente che sarebbe bello fare un viaggio attorno a tutti quei sentimenti che ogni uomo e ogni donna sperimentano nella vita 
Voglio cominciare con una domanda estremamente interessante. Oggi cominciamo dalla lontananza, chi non l'ha mai sperimentata? Certo, la lontananza non è un sentimento ma provoca tutta una serie di sentimenti/emozioni che vanno dalla tristezza, alla paura, al senso di liberazione, alla nostalgia, eccetera eccetera.
E dunque, cosa intendete voi per lontananza e come la vivete?
Aspetto con ansia le vostre risposte.
Come sempre ogni commento sarà pubblicato, per l'utilità di tutti.
Grazie


sinforosa castoro

lunedì 25 febbraio 2013

La mia casa

La mia casa è piccolina
ci sta il babbo con la bambina,
ci sta la mamma col suo bambino,
nonno, nonna e un gattino.
La mia casa è proprio bella,
ci sta un fratello e una sorella,
mamma e babbo e nonnini,
per far felici noi bambini.














di sinforosa castoro

domenica 24 febbraio 2013

Si vota

«Bambini, Domenica e Lunedì i vostri genitori andranno a votare, sapete che cosa vuol dire?».
«Nooo!».
«Io sì, l'ho visto alla tele».
«Sentiamo, Sebastiano, su, dillo ai tuoi amici».
«Vuol dire che danno i punti a a quelli che poi comandano».
«Non è proprio così, riceveranno un foglio con su tanti simboli, come quelli che avete voi sulle vostre cartellette, sul vostro armadietto, per esempio se io vi chiedo: che simbolo ha Marco?».
«La lunaaa».
«Ecco, vedete, i vostri genitori metteranno un segno con la matita su un simbolo che rappresenta una persona, che poi dovrà, non comandare, eh!... Non si comanda mai nessuno, ve lo dico sempre, dovrà governare e cosa vuol dire governare?».
«Bhooo!!!».
«Bambini, governare è una cosa importantissima e difficile, perché significa sapere bene che cosa fare perché tutti stiano bene. Per esempio, perché tutti abbiano il lavoro... ».
«Mio papà non fa più le pizze, perché l'hanno mandato via e adesso sta a casa».
«Mio papà, invece, adesso va lontano a lavorare e mia mamma non vuole».
«Anche mio papà non va più a lavorare perché la sua ditta ha chiuso e adesso mi porta lui a scuola... ».
«Invece mio papà fa il camionista».
«Mio papà fa il puliziotto».
«Il poliziotto. Allora, dicevo che le persone che governano devono sapere cosa fare per far stare bene tutti, e  questo non è facile».
«Perché siamo tantissimi».
«Hai ragione, siamo tanti e ci sono tanti bisogni. Devono pensare a come fare affinché tutti abbiano una casa, perché, bambini, ci sono persone che la casa non l'hanno, e poi perché tutti i bambini possano andare a scuola, e non in una scuola magari brutta e troppo vecchia che poi cade il soffitto, ma una scuola bella come la nostra. La nostra scuola è bella?».
«Siiii».
«È vero. E poi devono pensare alle ferrovie dove corre il treno... ».
«Io sono andato sul treno».
«... Alle strade, che siano belle...».
«Mio papà ha detto che ci sono tutti i buchi e poi si fanno l' incidenti».
«Gli incidenti. È vero, le strade devono essere senza buche, ma per far questo bisogna controllarle sempre e aggiustarle, anche. E per fare tutte queste cose ci vogliono tanti soldi e loro, i governanti, devono spendere bene i soldi, senza sprecarli altrimenti... ».
«Mio papà mi dice di non comprare tutte le figurine perché i soldi non sono per le figurine».
«Ha ragione il tuo papà, le figurine non si possono comprare tutti i giorni, perché i soldi, che il papà guadagna

sabato 23 febbraio 2013

L'apocalisse

Domani ci sarà l'ultimo Angelus di Papa Benedetto XVI e tutto il mondo sarà in quella piazza, almeno con un pensiero di gratitudine mescolato, certamente, a un senso di profonda mestizia.
Grazie Santo Padre per tutte le parole che ci hai donato in questi anni, grazie per il tuo esempio, grazie per esserti speso nella vigna del Signore e grazie anche per questa tua decisione che è stata una vera apocalisse, ma non nel senso che diamo noi a questo termine, ma nel suo vero significato etimologico, cioè una vera rivelazione. Lo Spirito Santo e le tue preghiere ci aiuteranno a comprenderne appieno la portata.





sinforosa castoro

giovedì 21 febbraio 2013

E l'automobile

Una graziosa canzoncina per i più piccoli da mimare con tutto il corpo e da ampliare a piacimento. 
In questo modo, giocando e cantando, i bambini imparano collocazioni spaziali: sopra, sotto.

E l'automobile e l'automobile, e l'automobile che fa?
Va sulla strada e poi, va sulla strada e poi, va sulla strada e poi... la curva fa.
Va sulla strada e poi, va sulla strada e poi, va sulla strada e poi... la curva fa.

E l'elicottero e l'elicottero, e l'elicottero che fa?
Va su nel cielo e poi, va su nel cielo e poi, va su nel cielo e poi... ritorna giù.
Va su nel cielo e poi, va su nel cielo e poi, va su nel cielo e poi... ritorna giù.

E il sommergibile e il sommergibile, e il sommergibile che fa?
Va sotto il mare e poi, va sotto il mare e poi, va sotto il mare e poi... ritorna su.
Va sotto il mare e poi, va sotto il mare e poi, va sotto il mare e poi... ritorna su.






sinforosa castoro

mercoledì 20 febbraio 2013

Parlare del diavolo ai bambini. Parte II°

... Ora, venendo alla domanda d'inizio post di ieri, non credo sia necessario parlare a bambini di tre, quattro e cinque anni del diavolo, a meno che non siano loro ad andare sull'argomento; sarebbe peggio far finta di niente occultando le loro osservazioni, in questo modo otterremmo l'effetto opposto, cioè il tacere, da parte nostra, di noi adulti, non farebbe che aumentare in loro pensieri, immagini e, a volte, persino paure.
Dicevo, nel caso siano loro a parlarne penso sia necessario lasciarli parlare. I bambini devono sentirsi liberi di esprimere opinioni su ogni genere di argomento - persino parlare del diavolo -. Insomma, devono "tirar fuori" le loro impressioni, le loro immagini mentali, dopodiché si può intervenire, correggendo e orientando i loro pensieri proiettandoli sempre al positivo, anziché al negativo.
Mi spiego: «... Avete ragione, bambini, il diavolo c'è, è come una vocina, che ai grandi, ma non a voi bambini, perché i bambini sono tutti buoni...
«No, lui è stato cattivo, perché prima ha dato un pugno a Fabio».
«Nessuno bambino è cattivo, semmai è un po' monello, perché i pugni non si danno, vero Luca? Perché fanno male. Allora, bambini, il diavolo è come una vocina che a volte fa fare ai grandi cose sbagliate, però, ricordate, Gesù è più forte del diavolo e se i grandi vogliono assomigliare a Lui, a Gesù, il diavolo può anche gridare, come fate voi quando giocate in salone, ma i grandi non sentono più la sua voce...
«Così lui perde?maestra?».
«È vero, Chiara, così il diavolo perde».























sinforosa castoro

martedì 19 febbraio 2013

Parlare del diavolo ai bambini. Parte I°

Una lettrice mi ha "stuzzicato" sull'argomento...
Parlare del diavolo ai bambini piccoli: sì o no?
È un argomento decisamente delicato e nonostante se ne parli poco o niente anche fra  adulti, quando a scuola faccio educazione religiosa, spesso salta fuori un bambino che di punto in bianco si mette a parlare del diavolo. A quel punto io domando come mai conosce quella parola e che cosa vuole dire. Devo confessarvi che le risposte che arrivano, anche dagli altri che sono presenti, sono davvero sconcertanti. Pare che per certe cose i bambini abbiano un sesto senso. Nonostante credo, vista l'eta che hanno, nessuno abbia parlato loro del diavolo, e di come generalmente lo si rappresenta, saltano fuori con frasi del tipo:
«È quello cattivo...
«Ha le corna...
«Ha la coda...
«Ha i denti a punta...
«È tutto rosso...
«È tutto nero...
«Ti uccide...
«No, è tutto bianco come un fantasma...
«No, come una mummia...
«T'incatena perché c'ha le catene... » e via discorrendo.
Nel post precedente ho dichiarato che il diavolo è un seduttore - altrimenti non si può spiegare perché il male seduca così tanto -, oltre che impostore - perché ci fa credere che quel male in realtà per noi non lo sia affatto, male, ma, al contrario, un bene -; ora mi domando: può un seduttore, così ammaliante, essere brutto, orrendo, con corna e quant'altro? No, assolutamente no. In realtà se dovessi scegliere per lui un'immagine, be'... sceglierei un'immagine bellissima. Semmai, come dicevo nell'altro post, siamo noi che, sedotti da lui,  a lungo andare, diventiamo mostruosi, proprio come dicono i bambini. (Continua)

sinforosa castoro

lunedì 18 febbraio 2013

Pinocchio. Parte 2°

Continuiamo ad ascoltare i bambini che raccontano Pinocchio.
Silenzio.
Segue http://sinforosacastoro.blogspot.it/2013/02/pinocchio-i-parte.html

... «... Pinocchio è un po' monello, un giorno, siccome era in casa da solo perché suo papà l'avevano messo in prigione perché sgridava Pinocchio, si addormenta e si brucia tutti i piedi, poi tira un martello al Grillo Parlante che gli dice di diventare bravo.








Poi, suo papà, che lo perdona, va a vendere la sua giacca per comprargli il libro per andare a scuola, ma Pinocchio non va a scuola, vende il libro per andare a vedere lo spettacolo di Mangiafuoco. Tutti i burattini lo salutano, poi Mangiafuoco vuole bruciarlo nel fuoco per cuocere la sua carne, ma non lo brucia, però, perché Pinocchio dice che vuole ritornare da suo papà, allora Mangiafuoco gli dà cinque monete d'oro.


Pinocchio, però, non va a casa di suo papà perché incontra il Gatto e la Volpe che gli dicono di andare a seppellire le monete che poi cresceva la pianta di tutti i soldi - ma non era vero - ma lui dice: "va bene" e va con loro, ma poi si fermano all'osteria del Gambero Rosso e mangiano.

domenica 17 febbraio 2013

Il diavolo

In questa prima Domenica di Quaresima il Vangelo ci ha parlato delle tentazioni che Gesù ha subito nel deserto da parte del diavolo.
Ma, oggigiorno, ha ancora senso usare parole come tentazione, diavolo?
Sì. Bisogna saper chiamare le cose col loro nome, senza timore e senza tergiversare.
Il diavolo esiste (lo vediamo all'opera tutti i giorni, in ogni parte del mondo e anche presso di noi) e, a dispetto di tutta quella iconografia che lo vuole brutto e mostruoso - questi, semmai, sono gli effetti che produce in quanti abboccano alle sue seduzioni - è maestro di seduzione, ma, ricordiamolo, menzognero.



Il diavolo non si è lasciato intimorire da Gesù, figuriamoci da noi, però abbiamo una certezza: Gesù lo ha vinto.


sinforosa castoro

sabato 16 febbraio 2013

La maestra Sinforosa

Oggi vi lascio con questo dipinto. Rosy mi vede così.                                                                                                          
La maestra Sinforosa. Ritratto di Rosy, anni 5.



Buona domenica a tutti
sinforosa castoro

venerdì 15 febbraio 2013

Benedetto XVI

«Maestra, ho visto alla tele il Papa».
«Ma tu sai chi è il Papa?».
«Sì, quello che ha il vestito tutto bianco».
«E che cosa faceva alla tele?».
«Ha detto che non vuole più comandare la chiesa».
«Ma il Papa non comanda, lui serve la Chiesa. Bambini sapete cosa vuol dire comandare?».
«Sì, come mia mamma che comanda tutti, mi dice "vai a prendere quella scatola là" e io le dico "vacci tu, bella!"».
«Ma non si risponde così alla mamma».
«E... è perché lei comanda tutti».
«Lei ti ha chiesto solo un favore e bisogna aiutare la mamma, che non comanda, ma serve tutti, in casa. Chi fa da mangiare? E la spesa? E stirare? E i mestieri?... ».
«La mammaaa».
«Vedete? La mamma serve tutti perché vi vuole tanto bene».
«È il papà che comanda, lui sta sempre sul divano a guardare la tele».
«Eh, purtroppo spesso i papà non aiutano le mamme!».
«Mia mamma e mio papà si sono separati perché lui comandava sempre».
«Mio papà fa un po' da mangiare... fa i panini».
«Mio papà, invece, dice sempre che la bistecca è dura».
«Ecco, bambini, il Papa fa come la mamma e come il papà quando vi fanno trovare la casa pulita, i vestiti lavati e stirati, le cose buone da mangiare e tutto quello che fanno per voi. Adesso, però, il Papa è un po' stanco perché è vecchio... ».
«Come mio nonno».
«Mio nonno è morto, ma ne ho ancora uno, di nonno».
«Mio nonno mette gli occhiali perché mi ha detto che non ci vede più, è un po' cieco».
«Neh, maestra che poi, dopo, quando si diventa nonni si muore?».
«Non sempre, quando si diventa nonni si fa i nonni, si muore quando si diventa vecchi, vecchi, vecchi».
«Però io ho sentito che è morto un bambino, è andato sotto la macchina».
«Eh... sì, può succedere, ma poi si va in cielo».
«C'è anche mio nonno».
«Vedete, bambini, il Papa serve la Chiesa di tutto il mondo, non solo qui in Italia, dappertutto».
«Anche in America?»
«Sì,e anche in Africa, dove sei nato tu, anche in Asia dove è nata Livì e quindi lui deve viaggiare tanto e deve scrivere e parlare con tanta gente... ».
«Tantissima gente?»
«Certo e allora ha detto che è stanco e un po' vecchio per continuare a fare il Papa».
«Se no, muore!».
«Ma voi sapete che nome ha il Papa?».
«Io lo so: Benedetto».
«Bravo Federico».
«Benedetto XVI».
«Bravissimo Luigi»...
Il Papa Benedetto XVI di Stella anni 5
sinforosa castoro



giovedì 14 febbraio 2013

Alla gran festa di san Valentino

Alla gran festa di San Valentino
tutti noi siamo invitati.
Vien la mamma col suo bambino,
poi arrivano i fidanzati,
viene il babbo con la mamma,
vien la nonna con il nonno,
il fratello e la sorella
e l'amico di questo e di quella.

Vi arrivano anche gli zii,
le cugine e i cugini,
tutti portano dei dolci
e vassoi di pasticcini.
Poi s'innalzano nel cielo
tanti cuori e palloncini,
con l'augurio a tutto il mondo
di pace gioia e felicità.
Con l'augurio a tutto il mondo
di pace gioia e felicitààà...



di sinforosa castoro

mercoledì 13 febbraio 2013

Gelo, il pupazzo di neve

Nicola è un bambino di quasi quattro anni che abita in una casa lontano dalla città. Non ha amici, perché tutti i compagni di scuola abitano nella grande città. Nicola, quando torna da scuola, gioca un po' con la mamma, ma poi la mamma deve occuparsi delle sue faccende e così Nicola si annoia. Allora prende la scatola dei pastelli e disegna un po', poi gioca con i suoi giocattoli, alla fine, però, si stufa; quello che desidererebbe di più è avere un amico con cui giocare.
«Nicola» gli dice la mamma « perché non vai in cortile a fare un bel Pupazzo di neve, ne è venuta tanta in questi giorni!».
Nicola non se lo fa ripetere due volte. S'infila giubbotto, sciarpa, guanti e cappello ed è già lì in cortile ad ammucchiare la neve.
La mamma lo guarda dalla finestra: il suo bambino è proprio felice.
«Mamma, mi dai una carota? E un cappello vecchio e anche dei bottoni».
La mamma gli dà tutto il necessario, lui esce di corsa a terminare il suo Pupazzo, alla fine lo guarda, soddisfatto: «Sei proprio bello» gli dice, aggiustandogli il cappello «ti chiamerò Gelo e tutti i giorni verrò a giocare con te».
«Mamma, mamma, vieni a vedere il mio amico».
«È proprio bello, bravo Nicola, ora però entra che si fa buio».

martedì 12 febbraio 2013

La magica neve

La magica neve scende dal cielo,
copre ogni cosa
con il suo velo.
Tanti fiocchetti
come bianche farfalle
riempiono l'aria
di voli, piroette e danze.

Quando è in terra
la magia si fa:
Pupazzo di Neve diventerà.
La terra, però, non è come il cielo,
quaggiù alla fine tutto si sporca,
anche la neve, pestata e schiacciata,
diventa pian piano fanghiglia ghiacciata.





di sinforosa castoro

lunedì 11 febbraio 2013

11 Febbraio 2013 ore 11.50. Gelo e neve.

A tutti i credenti in Cristo Gesù e a chi, seppur non credente, si sente vicino e grato al nostro Santo Padre.

La notizia che il Santo Padre lascerà il suo incarico di Pontefice della Chiesa Cattolica Universale, dapprima mi ha rattristato e disorientato, poi, pian pianino, a questi sentimenti se ne sono aggiunti altri. Gratitudine per il suo incessante, fedele e autorevole servizio, in questi anni difficili che la Chiesa ha vissuto e vive, gioia e rassicurazione, perché comunque continuerà a seguire la sua/nostra Chiesa con una preghiera incessante e speranza nella forza e sapienza dello Spirito Santo, che individuerà colui che sarà il nuovo Santo Padre.
Uniamoci, in questi prossimi giorni che vedranno anche l'inizio della Santa Quaresima, in una preghiera particolare per lui, il nostro caro Santo Padre, e per colui che lo Spirito Santo sceglierà come suo successore sulla cattedra di Pietro.


Il Buon Pastore porta sulle spalle la pecorella ferita.
sinforosa castoro

domenica 10 febbraio 2013

Prendi il largo

... Disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano...
Dal vangelo di Luca 5,4-5. 



Accogliamo l'invito del Signore e fidiamoci di lui: "Prendi il largo"
sinforosa castoro


sabato 9 febbraio 2013

Lei dorme... e noi siamo finalmente liberi.

Clorinda è una bella bambina di tre anni, arriva a scuola sempre vestita a puntino, con indumenti ricercati e firmati e con un taglio di capelli all'ultimo grido. La mamma, una bella e giovane signora, si vede che ci tiene molto all'aspetto esteriore, anche lei, infatti, è sempre vestita all'ultima moda con tacchi a spillo e trucco perfetto, da vera manager.
Clorinda non si volta nemmeno a salutarla, la mamma, deve sempre essere la maestra a ricordarle: «Clorinda, saluta la mamma», a quel punto si gira verso di lei e le fa un cenno con la mano (strano, per una bambina di tre anni).
La mamma insiste nel dire che non vuole assolutamente che la figlia faccia il sonnellino: «... così alle 7 (di sera), o anche prima, crolla e io e mio marito siamo finalmente liberi».
Quel finalmente mi rimane impresso.
Io capisco l'esigenza di questa mamma, ma il figlio, la figlia non hanno solo bisogno di vestiti belli e ricercati, hanno soprattutto bisogno di sentire che per mamma e papà loro sono l'amore più grande. Dopo una giornata passata a scuola, che magari incomincia alle 7.45 e termina alle 17.30 o 18 da quando aveva tre mesi, il figlio o la figlia  hanno bisogno di ritornare a casa loro, con mamma e papà, che, seppur stanchi e magari carichi di problemi, devono far di tutto per creare quel clima di intimità che solo la famiglia può dare, quel clima tanto utile per una crescita affettiva serena.


sinforosa castoro

venerdì 8 febbraio 2013

Grande Festa

Il Febbraio pazzerello
ci ha portato il carnevale
a caval di un asinello
e con seguito regale.

Pantalone, Pulcinella
e Rosaura e Colombina,
Balanzone con Brighella 
e Pieretta piccolina.

A braccetto con Gioppino
che dimena un gran bastone
van Gianduia e Meneghino
sempre pronti a far questione.

Arlecchin chiude la schiera,
che fra canti balli e lassi,
lieti van da mane a sera
con gran coda di schiamazzi.



Di E.A. anni 5
Al termine della Grande Festa di carnevale, una bambina "piccola" mi si avvicina e dice, alzando gli occhi al cielo:
«Maestra... sono esausta».
Quando si dice proprietà di linguaggio! Complimenti Livia.
sinforosa castoro

giovedì 7 febbraio 2013

... Hanno litigato!

«Maestra... » dice un bambino con un espressione un po' preoccupata, «lo sai che mia mamma è arrabbiata con mio papà?».
«Come mai?» faccio io.
« Perché loro hanno gridato e poi mia mamma si è messa a piangere e ha detto una brutta parola a mio papà e mio papà gridava di più e allora è arrabbiata, adesso».
«A volte succede che anche i grandi litighino, come voi bambini. Ieri tu non hai dato un pugno sulla faccia al tuo amico?».
«Sì, ma non ho fatto apposta!».
«È, insomma, un pugno sulla faccia non si dà senza fare apposta».
«Sì, però lui mi ha distrutto la casa».
«Vedi, come si fa in fretta a litigare? Solo perché lui ti ha distrutto la casa tu gli hai dato un pugno e quando gli fai tu un dispetto? No, i pugni non si danno, mai».
«Sì, però, poi, tu hai detto "di fare la pace"».
«Certo, dopo si deve sempre "fare la pace"».
«Ma mia mamma non fa la pace con mio papà».
«Sì, stai tranquillo che poi tua mamma e tuo papà faranno la pace, e se non la fanno diglielo tu: "Mamma, papà adesso fate la pace" e, vedrai, la faranno subito».



Ai genitori.
Sarebbe bello che i bambini vedessero i loro genitori andare sempre d'accordo ma non sempre è possibile, le divergenze ci sono e spesso saltano fuori improvvise e magari per futili motivi. Tuttavia, cercate  sempre un dialogo e un confronto senza arrivare alle grida, alle parolacce, ai pianti.
I bambini in quel momento soffrono e questa sofferenza se la portano

mercoledì 6 febbraio 2013

Arlecchino

Ecco la bella filastrocca - può diventare una bella canzoncina, inventate voi l'aria - che ha ispirato il racconto di ieri.

Arlecchino, poverino,
non aveva vestitino.
Ogni bimbo gli ha portato
un pezzetto colorato
e la mamma gli ha cucito
un bellissimo vestito.
È di tanti bei colori
come tanti sono i cuori,
che han donato la letizia
con un gesto d'amicizia.

Arlecchino di E. A. anni 5
sinforosa castoro

martedì 5 febbraio 2013

Una storia di Arlecchino

Dopo il racconto della storia di Arlecchino, preso dalla bella filastrocca: Arlecchino, Davide racconta la storia agli amici più piccoli; ascoltiamola.

«Una mattina la maestra dice ai bambini: "Da che cosa vi vestite a carnevale?".
E uno dice: "Da Zorro", l'altro dice: "Da Spider man" e una bambina dice" Da principessa... da fatina..." e poi  la maestra dice ad Arlecchino: "Tu da cosa ti vesti?".
Arlecchino non si vestiva da niente perché sua mamma non c'aveva i soldi per comprargli il vestito di carnevale e Arlecchino allora dice: "Da niente".
Arlecchino era triste, allora alla maestra ci viene in mente un'idea.
Quando Arlecchino va a casa dice a tutti i bambini: "Bambini, dite alla vostra mamma di darvi un pezzo di stoffa".
E i bambini dicono: "Di che colore?".
"Di qualunque colore" dice la maestra.











lunedì 4 febbraio 2013

Bolli pentolino

Una vecchia filastrocca che tutte le mamme conoscono.

Bolli bolli pentolino
fa' la pappa al mio bambino,
la rimescola la mamma
mentre il bimbo fa la nanna.
Fai la nanna gioia mia
o la pappa scappa via.
"E' mia mamma, con mio fratello e mia sorellina. Andiamo in giro"
sinforosa castoro

domenica 3 febbraio 2013

Pinocchio. Parte 1°

Ogni anno, quando i bambini e bambine arrivano ai 5 anni, leggo e racconto un classico della letteratura dell'infanzia, il capolavoro di Collodi: Pinocchio. 
Devo dire che non c'è bambino o bambina che non si appassioni a questo discolo di burattino, conosciuto ormai in tutto il mondo.
Ora ascoltiamo dalle parole stesse dei bambini il racconto che, per ovvi motivi, sarà a puntate.
I° Parte.

«C'era un signore che voleva un pezzo di legno per costruire un burattino, perché lui non aveva bambini e poi era molto povero e la sua casa era piccola e aveva anche il caminetto, ma col fuoco finto, tutto pitturato sul muro. Va da Mastro Ciliegia e gli dice: "Hai un pezzo di legno, per favore?".
"Mastro Ciliegia e Geppetto con il pezzo di legno che parla".
Mastro Ciliegia vuole dargli il pezzo di legno che parla, perché lui voleva aggiustare la gamba del tavolo ma il legno parlava e lui aveva un po' di paura.

sabato 2 febbraio 2013

La Grecia

Virginia è una bambina molto sveglia, di 5 anni, ogni fine settimana i genitori organizzano un viaggio per uscire dal caos metropolitano. E così un Venerdì partono per la montagna, il Venerdì successivo partono per il lago, il mare, una città d'arte e così via. L'ultimo fine settimana hanno organizzato un viaggetto davvero speciale.
Il giovedì, dopo pranzo, vengono a prendere la bimba "Perché andiamo in Grecia,  torniamo domenica sera".
Il Lunedì mattina Virginia torna a scuola.
«Allora, Virginia, racconta ai tuoi amici che cos'hai visto di bello in Grecia?».
Lei, un po' stanca e con l'aria di chi non ha voglia di raccontare risponde:
«La marmellata».
«La marmellata!» faccio io, un po' sorpresa.
«Sì, la marmellata, l' ho mangiata, sul pane».
Forse i genitori non si accorgono che per i bambini, specie se così piccoli, non c'è miglior fine settimana che quello passato in famiglia, fra le mura domestiche di mamma e papà o dei nonni e zii.
sinforosa castoro


"Quando è Sabato, mia mamma telefona a quello della pizza e poi la porta a casa nostra; è grossa così e  ne prendiamo una fetta io e una fetta mio papà e una fetta mia mamma e una fetta mia sorella".
A. V. anni 5

venerdì 1 febbraio 2013

La merla

Dopo il racconto, Sabri, una bimba di 5 anni racconta agli amici la storia della merla.
Ascoltiamola.

«Tanto tempo fa, ma tantissimo, i merli avevano tutte le piume bianche. Un giorno era venuta tutta la neve e c'era freddo, ma freddissimo, allora il papà merlo dice alla mamma merla "Che freddo! Dobbiamo andare da qualche parte per scaldarci un po', anche i mostri merlini hanno freddo", perché avevano due bambini merli.
Allora tutti e quattro cominciano a volare, poi il papà merlo dice "Andiamo su quel tetto, c'è il comignolo che viene fuori tutto il fumo caldo". E così tutti vanno sul tetto: la mamma, il papà e i due bambini merli.
Stanno lì tutto l'inverno, perché fanno il nido, poi, quando arriva la primavera, il papà merlo dice "Adesso che non fa più freddo andiamo a volare, perché il cielo è tutto azzurro, poi facciamo un nido sull'albero". E così volano via tutti insieme, ma la mamma merla dice "Avete visto che le nostre piume adesso sono tutte nere?", perché avevano preso tutto il fumo grigio che usciva dal comignolo.
Inizia la rappresentazione grafica...

... I merli cercano un luogo per scaldarsi.

... Finalmente fanno il nido sul comignolo di un tetto.

... Alla fine dell'inverno che sorpresa! Tutte le loro piume sono nere.

sinforosa castoro